lunedì 23 gennaio 2012

Giocare per l'orgoglio o panchinare per i soldi?

Sabato 21 Gennaio 2012 (auguri al mio fratello Stefano) è comparso sulla Gazzetta dello Sport un interessante articoletto a cui hanno dedicato si e no 30 righe.
Il tema dell'articolo era una considerazione del giornalista che si chiedeva come mai, calciatori campioni del mondo come Toni e Iaquinta, preferiscano starsene in tribuna ma far parte della Juventus rispetto a giocare magari nel Cesena. Certo, a fine dell'anno magari (speriamo di no) la Juve vincerà lo scudetto ma loro quanto avranno giocato?
Lo snodo presso cui girava l'articolo era logicamente quello dei soldi.
Ci si chiede come mai certi giocatori, di qualsiasi sport, spesso preferiscano finire (ma anche iniziare) la loro carriera in squadre che gli garantiscano un ottimo stipendio ma zero minuti di gioco rispetto a squadre che gli garantirebbero titolarità ma meno dindini in tasca. Il caso preso in esame, dei due juventini, è davvero emblematico. Quei due giocatori non hanno certo bisogno dei soldi dei bianconeri per vivere e sfamare la famiglia eppure...non riescono a rinunciarvi. Finiscono nel dimenticatoio di allenatore, società e tifosi per il bene del loro conto in banca.
Chiamali stupidi, penserà qualcuno di voi. Ma

per chi è un vero Giocatore, uno che vive di adrenalina e agonismo...è davvero un controsenso.
Eppure lo vediamo spesso anche tra noi pallavolisti come il richiamo dei soldi sia un qualcosa di così irresistibile da far andare qualcuno in società che promettono molti soldi per fare la dodicesima di una squadra che magari passerà di categoria ma che non ci vedrà mai veramente partecipi dell'impresa. Per non parlare poi delle persone che seguono soltanto l'odore dei soldi e non danno retta ai consigli di coloro che magari erano già passati di lì e che avevano sentito lo stesso odore ma che poi in mano non son riusciti a stringere niente.
Almeno quei calciatori lo fanno per un sostanzioso stipendio...ciò non toglie che io li guardi con una sorta di tristezza. Penso a Di Natale ad Udine, città dove ha fatto gli anni migliori della carriera scegliendo una provinciale in cui magari non avrà vinto nulla ma in cui ha potuto fare quello per cui ha iniziato: giocare. Senza dimenticarlo mai.
Buu per questi bolliti mercenari e w le persone che si mettono costantemente in gioco!

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