- crollo del tasso di occupazione (più disoccupati che lavoratori)
- consumo opulento anche da parte dei cittadini che non lavorano
- stagnazione
Sono quei tre sopra i tratti che Ricolfi identifica per definire questo tipo di società unica nel mondo e tragicamente tutta Italiana.
Pubblicato nel 2019, racconta una versione del nostro Paese che i mass media raramente hanno investigato e che molti di noi continuano ad ignorare e che oggi, sette anni dopo, si rivela essere ancora una lettura interessante. Soprattutto se le previsioni dei soliti gomblottisti pessimisti si avverassero (quelle in merito a possibili lockdown e blackout energetici, roba da avere paura per un popolo già adesso di pochi lavoratori e a crescita meno che zero!). Link recensioni libri: qui!
La società signorile di massa si rivela un libro godibile e utile per aprire magari riflessioni personali o di gruppo.
Di Ricolfi (sociologo) avevo già letto: La rivoluzione del merito e Manifesto del libero pensiero. E adesso ho in canna anche Il follemente corretto, di cui vi parlerò a breve (ma vi dico già che merita!). Uno più bello dell'altro. Dopotutto rimango comunque una laureata in lettere con tesi fatta col docente di sociologia, una scienza che davvero non ha mai smesso di appassionarmi e stupirmi nel corso degli anni.
Sapevate che il 1964 è stato l'anno della "congiuntura"? Ovvero la prima volta che in Italia ci sono stati più disoccupati dei cittadini lavoratori?
Che la società signorile di massa si basa su tre fattori: la ricchezza accumulata dalle generazioni pre e post boom economico, la distruzione della scuola (con l'abbassamento degli standard dell'istruzione), la formazione di una infrastruttura paraschiavistica (i famosi lavori che gli italiani non vogliono fare più e che si sobbarcano le risorse estere).
Il punto relativo alla scuola mi sta davvero a cuore perché mi è sembrato proprio di viverlo in prima persona, una scuola approssimativa, dei titoli di studio inutili per le posizioni lavorative possibili, quel senso di inadeguatezza successivo a delle aspettative irrealizzate (e spesso irrealizzabili).
Fidatevi: questo libro è lungi dall'essere un saggio pesante e noioso, Ricolfi ha infatti la capacità di descrivere argomenti difficili ed importanti in modo chiaro e comprensibile senza far sembrare questo testo un libro di studio.
Il lavoro e la preparazione che ci sono dietro però si percepiscono tutti e tanta stima nei suoi confronti va quando si arriva ai riferimenti bibliografici lunghi ben sedici pagine (e ricchi anche qui di indicazioni interessanti per chi volesse approfondire uno o più argomenti).
Fatemi finire con un accenno al fatto che cento anni fa Keynes aveva prospettato un futuro in cui il tempo del lavoro fosse dimezzato (ed invece ancora rari sono i lavoratori che non seguono il mantra delle 8 - 10 ore di lavoro!) e che purtroppo "l'ingente massa di tempo libero regalata dall'aumento della produttività del lavoro non è stata usata per innalzare il livello culturale delle persone, la loro sensibilità artistica, la loro capacità di vivere in modo saggio, piacevole e salutare... no, è stato impiegato per ampliare lo spettro dei consumi"!
Quindi, prima che scompaia (libro e società): edizione La Nave di Teseo, duecentosessanta pagine, una miriade di dati interessati. Cosa state aspettando?
Buona lettura
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