La vraie vie, 2018
Non serve essere fan dei film horror per sapere che quando in zona c'è un carretto dei gelati è meglio girare al largo. Così non fanno però i due piccoli protagonisti di questo romanzo francese che mentre si stanno per gustare il loro cono assistono all'incredibile morte (in stile "mille modi per morire") del gelataio. Fatale infatti gli sarà una spruzzata di panna. E soprattutto il pistone che si stacca traforandogli la
faccia…Se la sorella maggiore rimane scioccata, è il piccolo Gilles però a venire totalmente trasformato, nell'indifferenza familiare. La madre infatti lotta per sopravvivere agli abusi del marito violento e il padre... pensa solo ad uccidere ed impagliare animali.
E' proprio tra quelle carcasse, collezionate meticolosamente un una stanza della loro casa, che trova rifugio il piccolo della famiglia, sempre più preda di incubi e pensieri. Sua sorella vede qualcosa di anormale farsi spazio in lui e nota la scia di sangue animale che si lascia dietro e pensa ad una soluzione: creare una macchina del tempo per tornare indietro, per salvare la sua vita e la sua anima. Si mette così a studiare più di prima, prende anche lezioni extra, fa da baby sitter per raccattare soldi con cui pagarsi quegli studi che le permetteranno un giorno di trovare il modo di tornare indietro nel tempo.
Nel frattempo però tutti loro devono fare i conti con abusi quotidiani da parte del padre che organizza anche una battuta di caccia notturna. In cui la figlia maggiore è la preda!
Nessuno può contare sull'aiuto dell'altro, sono tutti prede in quella grigia casa popolare, sua madre anzi non è neanche più una preda, ridotta da botte e terrore all'esistenza di ameba. La ragazzina però non si arrende fino a quando… le sue mani dell'uomo non le si stringono intorno al collo e lei, a quindici anni, è pronta a lasciarsi andare dopo averle provate tutte.
Sarà il fratellino a salvarla, con una mira da cecchino, sparando al padre che la stava strozzando… con una pistola alla "ritorno al futuro".
Leggere si fa leggere bene ma non mi ha completamente soddisfatta, forse a causa del finale veramente stiracchiato e poco credibile. Verosimile nella descrizione dell'indifferenza delle istituzioni (scuola) e delle conoscenze (vicini) nei confronti di chi è vittima di abusi famigliari. Un romanzo triste e doloroso in cui alla fine anche se il bruto muore non si riesce comunque a provare gioia e sollievo.

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