domenica 22 febbraio 2026

LA CITTA' DEGLI ORSI - Fredrik Backman

Cosa vuol dire fare parti di una squadra? Cosa vuol dire giocare per la squadra del proprio paese?

Mettere i pattini ed indossare una divisa, ritrovarsi con i compagni e fare scherzi di dubbio gusto, allenarsi fino a stare male, lottare per fare un gol più dell'avversario, mettercela tutta per vincere la finale e poi? Il tuo compagno migliore prelevato dalla polizia e i tuoi sogni che si sgretolano pattinata dopo pattinata. (link recensioni libri)

Accade questo in quel di Bjornstad, il paese nel bosco, il paese dell'orso. Tutto qui è hockey, non esiste altro. La squadra juniores che vede la possibilità di entrare nella storia vent'anni dopo la famosa vittoria sfumata, un gruppo cresciuto insieme grazie ad un allenatore ambizioso, un fuoriclasse, un notevole guardaspalle e tanti solerti piccoli operai. Ma è difficile capire cosa è giusto e sbagliato in un paese composto da persone che non sanno comunicare, e che è ricoperto da buio e neve per la maggior parte dell'anno. E' difficile soprattutto quando si hanno quindici anni e dopo una vittoria inebriante si beve fino a perdere la testa.  E così capita che il campione

prenda con la violenza una ragazzina solo per vincere una scommessa (dopotutto poi lui è il migliore, chi non vorrebbe stare con lui?) e a Bjornstad niente sarà più come prima.

Pensavo fosse un libro per ragazzini: mi sono ritrovata a piangere quasi ogni tre pagine.

Un ritmo che fatica nelle prime trenta pagine ma che poi decolla non appena si addentra nelle dinamiche del paese. La popolazione che si conosce da sempre, la vita che scorre a ritmi regolari e che ruota intorno ad un'unica attività, l'omertà che regna sovrana per non turbare l'equilibrio generale, la forza dei legami giovanili, i rimpianti ed i rimorsi degli adulti, il coraggio dei reietti e la forza delle donne. Insomma un bellissimo mix che tiene col fiato sospeso fino all'ultimo e che non finisce con un banale happy end (ma neanche in tragedia).

Vengono fuori con tutta la loro forza i sentimenti dei legami giovanili: dopotutto gli amici che si avevano a quindici anni non si avranno mai più nella vita. E quanto è vero?

Un libro di sport ma non solo, un libro sul coraggio, sull'esempio e sulla grandezza della vita. Da leggere.

Postilla finale riguardante lo sport. Si vede che Backman ha fatto un lavoro approfondito per capire le dinamiche dell'hockey e dello sport in generale. E solo chi ha fatto parte di uno sport di squadra può capire alcune dinamiche: gli scherzi ai meno popolari, il mantra "quello che avviene in campo e/o spogliatoio rimane in campo e/o spogliatoio". Dinamiche spesso malate che chi non le ha vissute fatica a capire e che spesso possono degenerare in situazioni discutibili. Backman se lo chiede: davvero quello che accade in campo deve rimanere solo lì? il quadro che disegna lo scrittore svedese è al limite del corretto e anche dello sportivo e fortunatamente poi lascia aperto uno spiraglio descrivendo l'elezione di una persona estranea come dirigente del nuovo comitato sportivo: la barista idola degli ultras, una donna capace di comprensione ma anche portatrice di un nuovo tipo di cultura, di un nuovo ideale che non vede nel risultato l'unico obiettivo dello sport ma anche quello di creare degli individui onesti e responsabili dentro e fuori dal campo. Sarebbe bellissimo accadesse anche nella vita vera e non solo nei romanzi, purtroppo invece bazzicando nelle palestre del mio sport (pallavolo) vedo ancora troppa aggressività e maleducazione regnare sovrana nell'indifferenza generale di chi dovrebbe tutelare ed insegnare ai propri figli dov'è e com'è il rispetto. Verso gli altri e verso se stessi. 

Citazioni: 

- Tutti noi adulti abbiamo giorni in cui sentiamo di non farcela. Quando non sappiamo più per cosa lottiamo sempre così duramente, quando la realtà e la vita quotidiana ci seppelliscono e ci chiediamo per quanto tempo riusciremo a tirare avanti. La cosa fantastica è che possiamo sopravvivere così, senza crollare, più giorni di quanto crediamo. La cosa terribile è solo che non sappiamo mai di preciso quanti.

- L'odio può essere un sentimento profondamente stimolante. Il mondo diventa meno spaventoso e più facile da capire se si divide tutto in amici e nemici, noi e gli altri, buoni e cattivi. Il modo più facile per unire un gruppo non è l'amore, perché l'amore è difficile, pone delle condizioni. L'odio è semplice.

La prima cosa da fare in un conflitto, quindi, è scegliere da che parte stare, perché è più facile che provare a tenere in mente due pensieri in contemporanea. La seconda è cercare un fatto a conferma di ciò che crediamo, ciò che è più bello, ciò che fa continuare la vita come al solito. La terza è disumanizzare il nostro nemico. Ci sono molti modi per farlo, ma nessuno è più facile che privarlo del nome.





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