Più che un libro un riassunto dei pensieri di Fromm, una vera e propria raccolta di brani tratti dalle sue opere più famose.
Il risultato quindi non è molto omogeneo ma sicuramente è ricco di spunti di riflessione sempre attuali.
L'arte di vivere è indicato a chi vuole rinfrescarsi le idee sul pensiero del filosofo tedesco ma anche a chi non ha molta voglia di leggersi millemila libri e vuole avere a portata di mano un buon compendio.
Sicuramente uno dei concetti centrali è la dicotomia avere o essere di cui c'è anche un suo libro omonimo che trovate recensito qui. Dopotutto questo era proprio il titolo originale dell'edizione del 1996: Life Between Having and Being.
Avere ed essere sono due modalità dell'esperienza, quasi due tipi diversi di personalità, sicuramente due modi diversi di vivere la vita e di affrontare le cose.
Davvero sorprendente è
l'attualità del pensiero di Fromm che prima ancora dell'arrivo dei social media era stato capace di scrivere: "oggi l'uomo si sente come una merce e ha la sensazione che il proprio valore dipenda dal proprio successo, dalla propria "vendibilità" e dall'approvazione degli altri".Secondo EF "vivere bene è un'arte che va imparata, che imparare quest'arte richiede fatica, dedizione, comprensione e pazienza, e tuttavia costituisce la cosa più importante da apprendere". E che nonostante si viva nell'epoca dei consumi non è consumando che si diventa felici. E lo sanno molto bene le persone che cercano sollievo nello shopping compulsivo...
Tra le parti più interessanti de L'arte di vivere ho trovato il capitolo dedicato alla distruttività (come compensazione della noia) e creatività. Ricordo di averlo letto proprio il giorno in cui al telegiornale hanno raccontato di una gang latina che aveva inseguito ed ucciso un ragazzo di vent'anni, senza apparente motivo. Ero li che cercavo di capire come fosse stato possibile che per uno scambio di persona fosse morto un innocente e poi pensavo comunque all'assurdità di un gruppo di persone che si mette d'accordo per andare ad ucciderne un'altra, chiunque dovesse essere, in mezzo alla strada con un coltello e mi è capitato questo paragrafo: "la noia nasce dal fatto che l'uomo è un essere totalmente alienato, alienato da sé, dagli altri uomini, dal lavoro; che si trova dinanzi a un mondo sul quale non esercita alcun controllo e verso il quale, proprio per questo motivo, prova sempre meno interesse".
Ecco perché mi piace leggere! perché ogni tanto trovo delle risposte o magari solo dei chiarimenti ai miei tanti dubbi e pensieri.
Non penso che queste parole possano servire a consolare la famiglia di quel ragazzo ma mi hanno fatto vedere l'episodio con uno sguardo diverso. "Quando distruggo una vita provo una sensazione di superiorità sulla vita stessa, mi vendico di essa per non essere riuscito a darle un senso". Voi cosa ne pensate?
Se volete leggere altro di Erich Fromm vi consiglio anche L'arte di amare, cliccate qui!


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