giovedì 29 marzo 2012

Nel regno dei "cugini It"


Capita spessissimo in metropolitana, nell'ora di punta, di ritrovarsi nel regno dei cugini it *.
Sali su un vagone a caso e sono o-vun-que.Sei circondata da...

mercoledì 28 marzo 2012

Il saluto, questo sconosciuto o pensiero sull'invisibilità

Ricordo come (ormai) tanti anni fa, quando ero alle medie, quando entrava un maestro/a in classe mi alzavo insieme a tutti i compagni e lo salutavo con un più o meno cordiale "Buongiorno". Questa usanza si andò perdendo con l'inizio delle superiori: mica era possibile alzarsi cinque volte a mattina (una ogni volta che suonava la campanella e cambiava prof.).
Purtroppo mi accorgo ogni giorno di più come questa norma di buona educazione si sia persa non solo a scuola ma anche in ogni ambito della vita quotidiana.
Per esperienza personale posso dire che ormai incontrare persone che salutano è un evento raro.
Proprio ieri in panetteria, dopo aver comprato un pezzo di focaccia con le olive, mentre uscivo ho salutato la persona che mi aveva servita e...silenzio. Eravamo solo io&lei nell'esercizio commerciale e...si è voltata a pulire il bancone come se poco prima avesse avuto davanti una lastra di vetro: trasparente ed invisibile.
Mi capita anche ogni giorno al

martedì 27 marzo 2012

Oblomov - Ivan a. Goncarov

Ho scoperto questo libro nella "famosa" lista dei 1000 libri da leggere prima di... ed è stata una vera scoperta.

Voto 6 e 1/2

Consigliato a chi: si sente l'unica persona al mondo senza le idee chiare

Traduzione ed introduzione a cura di Paolo Nori davvero piacevole e che invoglia alla lettura.

Scritto e pubblicato nel 1859.

Il protagonista è quell'Oblomov del titolo, un giovane possidente sui trent'anni che passa le sue giornate tra letto e divano, con un servo che ancora gli mette le scarpe e senza avere una minima idea del reale valore delle sue proprietà (e di chi si approfitta di lui).
E' un libro difficile perché la noia che vive il protagonista si riflette benissimo nelle pagine del libro che a volte sono davvero difficili da portare a termine. In totale sono 574 pagine e, come scrisse l'autore stesso, il primo capitolo si potrebbe benissimo saltare a piè pari.
I capitoli migliori sono gli ultimi due quando sembra che Olga, l'amata del protagonista, riesca a destarlo dal suo torpore e a farlo ritornare a vivere grazie al loro amore.
Eppure...finirà

lunedì 26 marzo 2012

Hysteria

Ovvero il film sull'invenzione del vibratore.

Consigliato a chi: desidera vedere un film leggero

Voto 5/6

Ambientato nella Londra di fine '800, ha come protagonista un giovane medico al passo coi tempi (si batte per una professione meno invasiva e più rispettosa dell'individuo-paziente) che si ritrova ad essere la spalla (anzi, la mano...) di un ben più noto dottore famoso in città per la cura dell'isteria.
Prima flirta con la figlia moscia del suo "capo", poi strabuzza gli occhi nel vedere le spalle scoperte dell'altra figlia, dedita ai poveri.
In seguito all'iperattività di una mano non abituata alla quotidiana "fornitura" di decine di parossismi (orgasmi), deve abbandonare l'esercizio ma un suo protettore saprà come farlo diventare ricco e famoso...
Poco di originale e fantasioso. E poco anche di scabroso.
Piacevole il sorriso del protagonista ma la scena è decisamente conquistata da Maggie Gyllenhaal, non tanto per la bellezza ma per il carattere della protagonista da lei interpretata ribelle ed irresistibile.

mercoledì 21 marzo 2012

Dimmi come ti sposti e ti dirò chi sei

Dire che a Milano c'è un problema di traffico è come dire che l'acqua è bagnata.
Chi viene a Milano per lavoro o visita di piacere sa già che per spostarsi da un luogo all'altro dovrà armarsi della famosa santa pazienza oppure...farsi diventare il fegato marcio a furia di arrabbiature.
Qui, nella mia città, puoi scegliere di spostarti in molto modi diversi. L'offerta è numerosa e ad ogni scelta corrrisponde un identikit del passeggero tipo.
Iniziamo da coloro i quali "senza auto, giammai".
Anni fa hanno iniziato a comparire le linee dei parcheggi...blu. A pagamento.
Tempo dopo le strade si sono arricchite di linee gialle. Per i residenti.
E' stato ideato e ufficializzato l'ecopass per il centro città e da pochi mesi l'areaC.
Spostarsi a Milano in auto è quindi diventato non solo un salasso ma una corsa ad ostacoli ed incastri.
Chi si sposta in auto a Milano ha un carattere infaticabile, non sopravviverebbe se no 365 giorni l'anno bloccato ad ogni semaforo. E' fantasioso e creativo: dopotutto per trovare parcheggio bisogna dare dimostrazione di elaborata fantasia. Ha un'ottima percezione dello spazio e delle misure: posteggiare incastrato tra gli alberi o in seconda fila sui marciapiedi richiede sopraffine doti di "ingegneria". E' un lottatore: se vede una strada bloccata sgomma alla ricerca della via secondo lui più scorrevole e se la trova ancora bloccata...è possibile che

martedì 20 marzo 2012

Superfluo a chi?

Arrivi in spiaggia entusiasta.
E' il tuo primo weekend di mare.
Alla vita hai legato un pareo riesumato dall'armadio delle cose estive. Tutto stropicciato e scolorito è il tuo fidato aiutante per nascondere le mangiate invernali.
Scegli serena un pezzo di sabbia a bordo mare, intorno poca gente e nel cielo un bel sole tiepido ed incoraggiante.
Srotoli contenta il telo mare e lo adagi per terra in modo impeccabile. Prima di sdraiarti ti spogli di borsetta, cappello e ciabatte. Respiri a pieni polmoni quest'aria che ti mancava da un anno esatto e poi ti butti giù, cuffie nelle orecchie, faccia rivolta in alto. Non ti accorgi neanche che stai sorridendo. Hai un'espressione beata per esserci riuscita: sei riuscita a ritagliarti il tempo per tornare al mare.
Due cinema e due pizze in meno e tac! Il weekendino in quella Liguria di *vecchi taccagni che è così comoda da raggiungere da Milano.
Vicina a qualcuno di amico, scegli se passare ore modello "non svegliatemi prima che faccia buio" oppure ti alzi e ti dedichi ad una passeggiata drenante, un tuffo rinvigorente, una parola crociata: immancabile. Poi capita sempre di incontrare qualcuno di conosciuto. Un collega di dieci anni fa, un ex compagno con la sua nuova famiglia e...avviene l'inesorabile. Priva di ogni tua difesa, mentre controlli in modo meccanico di avere tutto sotto controllo (pancia in dentro, denti puliti, ascella profumata) ti accorgi che qualcosa è fuori posto ed evidentissimo. Un

Tua nonna

Sale in mezzo a talmente tanta gente che nemmeno te ne accorgi.
Si fa spazio tra zaini e borsoni in modo barcollante.
Fa uno strano slalom verso i paletti e gli altri appositi sostegni.
Quando apre bocca non capisci chi stia parlando. Non l'accompagna il suono di un violino zigano, un bicchiere di coca cola consumato e tra i piedi non le razzola un bambino macilento.
E' tua nonna.
Be non proprio la tua ma...una nonna.
La vedi lì, settantanni circa, che chiede un aiuto con gli occhi bassi.
Le mani nodose stringono deboli il palo della metro e i piedi strisciano incerti un metro dopo l'altro. Il treno inchioda e la vedi inarcarsi, vorresti alzarti e cederle il posto invece lei ti guarda la mano, sospira e va avanti.
Tua nonna passa oltre, capelli corti e vestiti scialbi.
Senti che non ha preparato uno "slogan", ogni richiesta è un messaggio di aiuto...originale. Ogni tanto si impappina, la voce le si abbassa e ti si stringe il cuore. Tu che sei abituato ad andarla a trovare a pranzo alla domenica e ad aspettarti la mancetta da lei...ti senti spiazzato.
L'elemosina è una cosa da povera, da stranieri, da persone storpie e sporche. Almeno così ci siamo abituati a pensare.
Poi un giorno l'elemosina ti si presenta in una forma nuova: viene a farla una nonna, disperata come tutte le altre persone che hai visto decine di altre volte.
Mentre tiri fuori una moneta ti accorgi di come quel tuo gesto di generosità (?!) sia strano e...parzialmente inutile. Si elargisce del denaro per provare ad aiutare una persona che in quell'istante manifesta un urgente bisogno primario (di cibo, riparo...). In generale si regalano pochi centesimi, quelli che pesano nel portafoglio e che sono di minor valore. Si pensa che "se tutti facessero come me...a fine giornata X tirerebbe su un bel gruzzoletto più utile della mia moneta singola da 50 cent".
Si scende alla propria fermata e si ritorna sulla strada della propria vita. Nel frattempo

martedì 13 marzo 2012

Carta e penna o dito e schermo?

Da quando mi sono inserita (anche ) nel mondo di twitter ho scoperto che c'è un acceso dibattito sulla questione del titolo ovvero: quanta vita avranno ancora i libri cartacei? E con essi tutte le fonti di informazioni stampate con inchiostro su carta?
La questione è delicata perchè passare all'età del digitale fa si che si tocchi anche il tema dell'ambiente, dell'inquinamento e dell'accessibilità.
Ma, prima di perdermi in mille pensieri, torno ad un tema che mi sta a cuore: il piacere di leggere le cose su di un supporto materiale. Che detta così ammetto che sa di una freddezza..!
Il nocciolo della questione però è questo: il progresso ha fatto si che grazie ad internet le informazioni ed il sapere (?) fossero maggiormente accessibili a tutti. Grazie ad una connessione si è tutti collegati a quello che più ci interessa.
Vuoi andare al cinema? guarda sull'applicazione.
Vuoi andare a fare una gita? Cerca su meteo app. che tempo farà.
Vuoi andare a cena in un ristorante x? Leggi le recensioni di chi c'è già stato.
Vuoi ascoltare musica? Clicca su youtube!
Vuoi leggere la Gazza? Cerca il link rosa.
E quante altre cose?
Vuoi un libro? Scaricatelo a solo un euro e 99 cent. e leggitelo sul tuo smartphone. Che poi è

lunedì 12 marzo 2012

Cosa si può fare con una penna bic!!!

Certo magari non ci riusciremmo proprio tutti ma andate a vedere sul sito di Juan Francisco Casas cosa si può creare col solo aiuto di una penna a sfera blu!!!



semplicemente? Spettacolare!!!

Quasi amici, una storia black and white

E non si tratta di "ringo people" ma di un film che ha come obiettivo quello di ricordare che anche nei momenti più difficili è importante riuscire a rispettare la dignità umana.

Consigliato a chi: crede che nel mondo esistano veri amici

Voto: 7

La storia è questa:
Philippe è un ricco uomo francese che rimane tetraplegico dopo un volo in parapendio. A causa della sua situazione è alla ricerca di un "badante" che lo assista in ogni attività quotidiana. Un giorno tra i candidati (all white) si presenta un gigante nero dai modi spicci e rozzi che si presenta solo per ricevere la firma sul documento che gli serve per ricevere il sussidio di disoccupazione. Driss. Philippe ne rimane talmente colpito da offrirgli il lavoro a dispetto dei pregiudizi e delle paure di tutti.
Il rapporto inizia come un onesto compromesso tra due bisognosi: Driss di casa e lavoro, Philippe di sostegno fisico e morale ed evolve in vera amicizia.
Il primo non tratta mai il "datore di lavoro" come un portatore di handicap anzi a volte lo sbeffeggia in modi fastidiosi ma amicali. Eppure

venerdì 9 marzo 2012

Come ci si suicida qui a Milano

Navigando ho trovato un dato inquietante sulle statistiche dei suicidi a Milano.
Non è recente ma è comunque utile per farsi un'idea.
"Il disagio è in continuo aumento. Nel 2007 a Milano s’erano verificati 95 suicidi, 50 dei quali per precipitazione, 18 per impiccagione/soffocamento, 8 per armi da fuoco o esplosivi".

Mi viene da riflettere su questo frequente fatto di "cronaca" poichè negli ultimi due giorni ci sono stati due tentativi di suicidio in metropolitana. Uno andato a "buon" fine e un altro sventato grazie alla prontezza del macchinista della metro che è riuscito a mandare all'aria il piano dell'aspirante suicida.

La metropolitana è il luogo per eccellenza dove un milanese (residente o di passaggio) decide di togliersi la vita. E...come mai?
Come mai un gesto così intimo - poichè manifestazione di un estremo disagio personale - in un luogo così pubblico?
Di modi per suicidarsi ce ne sono tantissimi e...tutti meno cruenti del farsi stritolare da un treno di una metropolitana che si sa che appena entra in banchina rallenta e se ha un buon macchinista che aziona il freno di emergenza rischia solo di farci un gran male e non di "finirci".
Il suicidio in metropolitana è un qualcosa di particolare. Credo che le persone che la scelgono hanno un duplice obiettivo: farla finita e...farlo in modo "notevole".

La rete metropolitana è quello che sono le vene per il nostro corpo. Ramificata sotto tutta la città, ci trasporta velocemente verso il luogo di interesse.
A Milano esistono tram, autobus, filobus, taxi e metropolitana. Per non parlare di auto, moto e biciclette per il trasporto personale.
La maggior parte delle persone che vanno a scuola o a lavorare usa la metropolitana per sfuggire dal caos dei mezzi che viaggiano in superficie. Sotto il livello stradale si affiancano migliaia di persone diversissime tutte unite dallo stesso stato: la fretta.
Una porta che fa fatica a chiudersi perchè ci sono troppe persone stipate all'interno del vagone già crea fastidio. Ogni tanto poi gli altoparlanti in metropolitana diffondono l'avviso

mercoledì 7 marzo 2012

Mozzarella ambulante

Quando avevo all'incirca 13 anni amavo anadre in centro a fare le vasche.
Un giorno stavo scendendo dalle scalde del Mc Donald di San Babila che oggi non c'è più, quello dove adesso i ragazzini alla sera provano passi di break dance, vicino al negozio della Disney.
Era primavera e giravo con la mia "tenuta d'ordinanza": magliettina e bermuda.
Sugli ultimi scalini erano sedute due bulle che vedendo il colore dei miei polpacci avevano esclamato: "mattoh! guarda che mozzarella!!!".
Sulle prime non avevo capito che il formaggio ambulante ero io ma poi il loro branco si era girato unisono a guardarmi e insieme a loro ho provato a guardare anche io cos'avesse di tanto speciale la mia pelle.
Bianca, non c'è che dire.
A me però non era mai sembrata particolarmente più bianca delle persone vicine e decisamente non così degna di nota.
Eppure negli anni il pallore di cui sono rivestita mi ha giocato altri scherzetti.
Una delle battute migliori riguarda una compagna di pallavolo di anni e anni fa. Sotto la doccia mi ha guardata e mi ha detto: "Ganz, se

martedì 6 marzo 2012

Reporter - Giornalisti di guerra

Il 22 Febbraio 2012 è morta Marie Colvin.
La notizia è apparsa su quasi tutti i quotidiani e telegiornali ed è stata solo una delle innumerevoli morti di questo tremendo Febbraio in Siria.
Molti dei miei amici su facebook e twitter non sapevano chi fosse questa persona e neanche io ne conoscevo il nome prima della tragica notizia. Ma quello che più mi ha colpito è che neanche dopo la sua morte molte delle persone che io conosco sapevano il suo nome perchè o non avevano visto un tg o non avevano letto (neanche) un quotidiano.
Eppure su La Repubblica, il giorno dopo la sua scomparsa, è stato pubblicato un articolo bellissimo e poi uno stralcio di un suo discorso tenuto nel Novembre di due anni fa durante una funzione in memoria di alcuni report inglesi morti in guerra.
Per chi volesse ho scannerizzato l'articolo completo che merita una lettura ed una riflessione (scrivetemi in privato per averlo).
Per chi volesse una cosa più semplice, ricopio qui le ultime parole di quel discorso che mi piacerebbe qualcuno di voi facesse proprie.

"I reportage di guerra sono cambiati negli ultimi anni. Ora andiamo in guerra con un telefonino satellitare, un portatile, una videocamera e un giubbotto anti proiettile. Ma l'essenza del giornalismo di guerra è sempre quella: qualcuno deve andare laggiù e vedere cosa succede. La vera difficoltà è Noi abbiamo questa fiducia perchè siamo convinti di poter afre la differenza".

Posto che vai...monotonia che trovi

 Come potete vedere anche dalle immagini che ho scelto per questo post, l'argomento di cui vorrei parlarvi oggi è questo: la monotonia dei venditori di gadget delle città turistiche (e non).
Quando a Capodanno sono stata a Madrid mi sono stupita della poca originalità dei gadgets. Ancora una volta ho trovato quelle noiose magliette con su la scritta delle immagini qui presenti, niente di originale ne in quelle, ne nelle calamite, nelle borse, nei cappellini. Modelli standard che possiamo trovare anche nella nostra città Stessi colori, stesse dimensioni con una sola modifica che però risulta così "meccanica" da diventare fastidiosa. A Madrid più che tori non c'erano. Sembra che la Spagna nell'immaginario collettivo possa essere raffigurata solo tramite un toro nero!
E così è per tutte le altre città.
Nelle (tristi) bancarelle di piazza Duomo a Milano (che tra poco chiuderanno) si trovano gli stessi portachiavi di Londra e le stesse felpine (solo con colori più smorti, dopotutto siamo nella grigia "capitale" del nord Italia).
Addirittura in Grecia, sulle isole, ho trovato le stesse felpe! Però le magliette avevano maggiori fantasie!
Il fatto è questo: andare in un luogo nuovo è sempre un'esperienza di cui si vorrebbe portare a casa un ricordo tangibile e..."mostrabile".
Un qualcosa di unico che giustifichi il fatto che l'abbiamo comprato perchè...a casa nostra non se ne trovano di uguali.
A Madrid è stata un'impresa che non sono riuscita a superare. Mi sono rifiutata di spendere 15€ per una maglietta che, tolto il nome della città, era uguale a quella di milioni di magliette ovunque. Idem per le calamite e alla fine l'unica cosa di caratteristico che sembrava potessi portare a casa era il prosciutto ma..pesava troppo :-) 
Ricordo che a Santorini c'erano molti negozi di gioielleria che vendevano oggetti in cui era incastonata una pietra azzurra. C'erano poi dei gioielli fatti con la pietra lavica. Cosa c'era di più caratteristico? solo che poi li ho trovati anche a Paros e mi è passata la poesia.
 Sono troppo romantica che cerco qualcosa di unico in ogni posto che vado?

giovedì 1 marzo 2012

L'ultima di Clooney - PARADISO AMARO

Voto: 3

Consigliato a chi: ama Clooney e...vuole piangere


Sono andata al cinema Colosseo (bellissimo!) per vedere il film che la critica acclamava come uno dei migliori di Clooney.
E ho capito perchè quest'anno hanno premiato un attore che ha recitato in un film...muto. Perchè era molto più espressivo della maggior parte degli attori in circolazione. Compreso il cittadino di lusso del nostro lago di Como.
Il film inizia con una lunga sequenza che segue il protagonista con una voce fuoricampo. La sua. Ovvero quella di un doppiatore italiano che non mi piace per niente.
La vicenda è questa: