Però mi sono detta: vediamo se dietro quella citazione c'è un pensiero convincente. E vi dirò: ne è valsa la pena non fermarmi all'apparenza.
Oltretutto, piccolo spoiler, in questa edizione di Baldini &Castoldi ci sono due libri in uno perché c'è sia il saggio di Ballardini che, nella parte finale, Il diritto all'ozio di Paul Lafargue!!!
Ballardini divide il libro in tempi e non in capitoli e per tempi intendo quelli delle partite (di calcio, di basket...) e già nell'introduzione mette bene in chiaro che non ci andrà leggero con gli suscettibili sportivi visto che lo definisce "un'attività che ha
mille forme e mille modi per attirare le masse in una dipendenza che oggettivamente nuoce sia al corpo che alla mente, o nella migliore delle ipotesi, non serve a nulla... e ciò che è inutile fa perdere tempo, consuma la nostra vita inutilmente". Prosegue poi introducendo un concetto che riprenderà nel corso del libro: "lo sport aiuta a stabilire una serie di condizioni molto utili per lo Stato, come il rispetto delle regole, l'uniformazione ideologia, il controllo sociale". Avrete quindi capito che insomma, nonostante l'autore dica che è un argomento degno solamente dell'accompagnamento del chiacchiericcio da bar le connessioni che crea e le tematiche che tocca non sono banali ne scontate e quindi si, non vi faccio attendere molto, Contro lo sport è un libro che consiglio. Soprattutto agli sportivi!Se vogliamo capire perché Ballardini ce l'ha con lo sport forse aiuta questa parte a pagina 31: "lo sport in origine doveva essere inteso prima di tutto come attività ludica. Quanto più si è svuotato dei suoi contenuti ludici tanto più è diventato sterile e dannoso per l'umanità".
E da allenatrice di pallavolo giovanile non posso che dirmi d'accordo: quante volte ho visto scene brutte di allenatori e genitori imbarazzanti a bordo campo e soprattutto quante volte ho visto ragazzine infelici nel mio amato rettangolo di gioco? E se vado ancora più indietro: quante volte mi sono davvero divertita io, in quasi venticinque anni di pallavolo agonistica? Togliendo i miei primi mesi in under 14? davvero poche!
Una pecca della scelta di impostazione di questo libro a mio avviso è citare molti psicologi e sociologi dando per scontato che il lettore medio non solo li conosca ma li contestualizzi nel panorama della psicologia o sociologia generale!
Il secondo capitolo tempo vede l'associazione sport - religione e fa risalire alle Olimpiadi di Berlino (e alla Propaganda nazista) tutta una serie di rituali che nelle edizioni precedenti non c'erano e che di lì in poi diventeranno tra le immagini più forti e simboliche delle manifestazioni a cinque cerchi, tipo l'accensione della fiaccola olimpica. Ma lo sport non è solo una la nuova religione, dice Ballardini, è anche una metafora della guerra, con l'orgoglio nazionale che sembra risvegliarsi solamente in occasione dell'innalzamento della bandiera e il canto degli inni.
Le riflessioni però che mi hanno impressionata di più sono quelle del legame tra sport, regole e Stato. Vi riporto un passo di pagina 60 che secondo me dovete leggere più volte: "Noi siamo realmente quelle bestie scatenate (quelle delle curve), è quella la nostra condizione naturale. Siamo diventati civili soltanto per una convenzione politica, un patto sociale che abbiamo sottoscritto con lo Stato moderno. Ma quando in cambio lo Stato non da nulla, anzi sottrae libertà e diritti, la violenza di chi capisce di essere stato fregato è inevitabile". E guardate poco dopo come rincara la dose: "Si dice sempre che senza lo sport le pulsioni violente della massa esploderebbero nel sociale. lo sport dunque assolve alla funzione di anestetizzare queste pulsioni?".
Ballardini però non è ancora contento e chiude così il capitolo intitolato il veleno ideologico: "Se non ci fosse lo sport, probabilmente tutti i diseredati della Terra si sarebbero già uniti per dare l'assedio ai parlamenti di tutti i Paesi costringendo la politica a lavorare per una società e per un mondo più giusti".
Quindi prendete in mano un libro pensando che sia il testo di un molliccio filosofo che non ha mai indossato una tuta o preso in mano una palla e vi ritrovate trafitti dalle sue parole affilate con lo sguardo perso nel vuoto pensando: "e se avesse ragione lui?".
Dopotutto come non concordare anche sul fatto che "lo sport ha perso definitivamente il suo spirito ludico sostituendolo con uno sterile ed esasperato agonismo"?
"Vincere o sentirsi vincitori... ma questa è la guerra".
E poi il culto del corpo, il ricorso al doping, il narcisismo di massa, l'omologazione e l'abolizione delle differenze di genere, l'effetto ansiogeno prodotto dai media, la colonizzazione culturale…
Ribellarsi allo sport che programma le nostre vite e quelle dei nostri figli/amici/parenti e provare a godersi momenti di ozio per ritrovare, tra le altre cose, la capacità di pensare. Ballardini ci spinge a riflettere sul nostro modo di vivere che assomiglia sempre più ad uno strascicato sopravvivere "senza aspettare la pensione dopo aver sacrificato la vita alla schiavitù del lavoro".
Insomma davvero tanti argomenti non scontati per una lettura che vi consiglio una volta di più. Se no... cercate qualche altro libro in questa incredibile lista: buona lettura!




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