martedì 14 luglio 2015

Open di Andre Agassi

dal sito
www.cervellobacato.blogspot.com
Pubblicato nel 2009

496 pagine

Prima di leggere questo libro di Agassi sapevo solo che era un tennista appariscente che vestiva colorato e che era stato con Barbra Streisand prima di accasarsi con la Graff e diventare calvo.

Questa autobiografia mi ha fatto scoprire un Agassi diverso: un uomo provato fisicamente ma sopratutto umanamente. Un uomo che ha avuto un'infanzia tremenda, senza giochi e speranza in cui dominava una sola cosa: il tennis.
La prima sensazione è stata quella di assistere ad un flusso di coscienza utile più per sfogo personale che per reale desiderio di far capire al mondo chi fosse lui veramente.
Emerge una puntigliosità che non immaginavo, un animo succube fino al midollo al proprio padre-padrone ma anche una personalità sensibile, vogliosa di amici e generosa.

Centrale è la figura del padre: tiranno insoddisfatto all'inseguimento della perfezione e del primato.
Agassi passa la vita a cercare di
ottenere l'approvazione, l'amore e l'affetto di un uomo incapace di mostrare un qualche minimo sentimento.
Mi ha annoiato la lunghezza esagerata e l'eccessivo dettagliare ogni suo match importante (se pensate che ha giocato circa 1000 partite fate un po' voi i conti).
Ma la cosa che mi ha infastidito di più è il suo continuo ripetere di odiare il tennis. Perché? Perché se effettivamente fare sport professionistico è uno stress così alto che solo pochi riescono non solo a raggiungere le vette ma sopratutto a rimanerci...non credo che una persona possa fare per oltre venti anni qualcosa che odia profondamente. E se lo fa lo trovo così da deboli! Una volta entrato a fare parte di un ingranaggio lo sportivo non é più riuscito, ma sopratutto non ha più cercato davvero, di uscirne. Perché per quanto il suo odio fosse profondo non poteva secondo me odiare ciò che lo definiva al mondo.

Non mi è piaciuto perché in generale sopporto poco le persone che si piangono addosso.
Inoltre Agassi ammette la sua passione per la piromania, l'aver fatto uso di droghe (per cui avrebbe dovuto essere sospeso a lungo e invece l'ha fatta franca) e la sua ricerca ossessiva (ed inconsapevole) di persone che si prendessero cura di lui (come non aveva mai fatto suo padre).

Ho apprezzatto solo l'ultima parte che coincide con la descrizione degli ultimi match della sua carriera quando, all'approssimarsi della fine A.A. si scopre uno come tutti noi che apprezza il valore delle cose solo quando sta per perderle.




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