Ce lo chiedono ogni giorno decine
di volte eppure sappiamo bene che è solo una forma di cortesia: a nessuno
importa sapere davvero sentire la risposta, sapere effettivamente come stiamo. Soprattutto quando stiamo male. Troppo cinica?
Eppure capita, no? Al posto di dire “tutto
bene” buttiamo lì un “eh… non tanto”, magari guardando per terra.
Non è che non ne siamo sicuri. E’ che sarebbe troppo brutto vedere la faccia di
chi ci sta davanti, la faccia di chi pensa: “no cioè ma mi hai detto davvero che stai male? E ora cosa vuoi che dica/faccia?”.
In ogni caso, sia che diciate
bene, sia che diciate così-così, le conversazioni dureranno poco. A meno che
non incontriate qualcuno che
Fermi tutti! Può un libro del 1936 servire a qualcosa quasi cento anni dopo?
Vediamo:
come esercizi di lettura si (è scorrevole ed interessante)
come auto-miglioramento personale si (i buoni consigli non invecchiano mai)
quindi lasciate da parte l'età e approcciate Come godersi la vita e lavorare meglio per quello che è: un metodo. E come tutti i metodi... funziona solamente se vi applicate e lo personalizzate facendolo vostro.
1 - Trova te stesso e sii te stesso: nessun altro al mondo è come te. Inaspettatamente new age e incredibilmente attuale. Nell'era della manifestazione estrema della propria personalità e delle proprie idee, rimbomba attuale il primo consiglio di Carnegie: mai imitare gli altri, essere sempre se stessi.
2 - Accorgimenti per lavorare senza ansia e senza fatica
mettete in ordine la vostra scrivania
sbrigate le pratiche in ordine di importanza
non procrastinate
organizzate, decentrate, controllate
banali ma effettivamente utili - vi siete già stancati? cliccate qui!
3 - Che cosa stanca e come fare per evitarlo
4 - La noia porta stanchezza, ansia e astio
lasciatevi andare, nei ritagli di tempo
lavorate in una posizione comoda
mindfulness, qualche minuto ogni giorno
riflessione di fine giornata
5 - Rinuncereste a quello che avete per un milione di dollari?
Ero triste perché non avevo scarpe, finchè non incontrai un uomo che non aveva piedi. Semplice: rifletti e...
La promessa del titolo è quella che fa un poliziotto alla famiglia di una bimba ritrovata brutalmente uccisa in un bosco ("troverò il suo assassino"). La terza bimba in cinque anni, le stesse caratteristiche delle altre due. Il poliziotto mette a punto uno stratagemma: prendere possesso di un distributore di benzina per individuare il "gigante" con l'auto americana e i porcospini. Il tempo passa, passa più velocemente degli automobilisti sui monti svizzeri. L'ormai ex poliziotto diventa uno zimbello, uno spettro. Eppure, anni dopo, un suo collega accorre al letto di morte di un'anziana donna e scopre che quella di Matthä non era stata l'ossessione di un pazzo...
Volete sapere come va a finire?
Ancora un attimino!
A metà del libro di Dürrenmatt sono andata a vedere di che anno fosse perché mi sembrava tutto troppo vecchio per essere un libro contemporaneo (stessa sensazione che ebbi quando lessi Carol della Highsmith); lento il ritmo, lente le descrizioni ma soprattutto lento il mondo descritto dallo scrittore svizzero. Ebbene avevo sentito giusto: La promessa è stato pubblicato nel 1958!
L'inizio si legge velocemente, è scorrevole e aggancia subito il lettore. Poi si arena nei boschi fangosi, nei silenzi montanari, nel
Un uomo ebreo sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale che ne scrive senza parlare di campi di concentramento, SS e... morte.
Il libro di Appelfeld è diverso da quello a cui ci ha abituato la cinematografia americana: in Storia di una vita non vengono descritte situazioni eroiche o epiche, non c'è vittimismo e neanche una dettagliata ricostruzione delle brutture subite. Ed è lo stesso Aharon ad ammettere di avere uno stile strano, rifiutato da più editori e deriso da molte persone.
Dopotutto chiarisce subito che il suo libro "non pone domande né offre risposte" e che "un'esperienza profonda si falsifica facilmente".
Storia di una vita è un testo scorrevole che non soddisfa la
Tutto sta a trovare la strada giusta alla partenza. Quando il navigatore ti porterà a questo bivio nella foto sotto...
andate dritti! non girate verso la cascina!
Seguendo la strada sterrata davanti a voi, dopo circa duecento metri arriverete ad un piccolo parcheggio (una decina di posti) con i pannelli descrittivi ed informativi relativi al sentiero
Ottimo sentiero da fare con i cani perché:
tanta ombra
completamente pianeggiante
terreno sterrato (no sassi, no buche)
costeggiato da un rigagnolo d'acqua
verso metà sentiero il panorama si apre (non più bosco ma pratone dove fare una sosta) - c'è anche un tavolo da picnic
fino a maggio parcheggio gratis e cani in spiaggia senza limitazioni
posizione per il parcheggio: 45.63566718219788, 13.072132299553097
ampi spazi, se una volta arrivati in spiaggia andate a sinistra (quindi tenendo il mare sulla destra) arriverete al faro di bibione in circa 40', noi ci siamo fermati molto prima perché Cam e Konnie hanno trovato numerosi simili con cui giocare!
c'è la possibilità di arrivare al faro passando anche per la riserva ovvero nel sentiero che si apre alla sinistra del parcheggio ma... è tutta su passerella di legno (quindi se viaggiate con i cani non è sempre la soluzione più rilassante)
Ispirato alla storia vera di un gruppo di donne tedesche che durante la Seconda Guerra Mondiale vennero obbligate ad assaggiare il cibo per il Fuhrer.
Verità venuta a galla ufficialmente intorno al 2010 alla morte di una di loro (non ufficialmente era qualcosa di cui si mormorava anche prima, ma forse rientrava anche quello nel complottismo vintage).
Film lento che non riesce a fare completamente centro nonostante il tema si prestasse ad un facile coinvolgimento degli spettatori
Sette donne vengono precettate dai soldati che, senza dire loro nulla, le rinchiudono in una struttura militare dove vengono utilizzate come cavie per assaggiare il cibo che verrà poi servito ad Hitler. Due volte al giorno il gruppo di donne si ritrova quindi in "caserma" per adempiere ad un lavoro lautamente pagato ma anche potenzialmente fatale. Nervosismo e paura sono ingredienti costanti dei pasti che si svolgono quasi sempre in un angoscioso silenzio. Verso la fine della guerra non viene più permesso alle donne di tornare a casa tra i pasti e quando qualcuna di loro stramazza al suolo con la bava alla bocca il panico prende il sopravvento. Vittoria o sconfitta non fa più differenza, tutte vogliono solo una cosa: che quella tortura finisca.
C'è spazio anche per della solidarietà tra donne e per gli onnipresenti delatori, per una relazione extraconiugale e per l'osservanza delle leggi che fa diventare gli uomini peggio delle bestie.
Ennesima ricostruzione dedicata ad uno dei tanti orrori compiuti durante la Seconda Guerra Mondiale; la cosa forse meno scontata e conosciuta è che non furono solo gli ebrei ad essere usati come cavie ma anche gli stessi cittadini tedeschi.
Giudizio finale: un film che sarebbe stato bene su rete4 negli anni '90
Questo è Death of a unicorn, film appena uscito nelle sale e che ha per protagonista Jenna Ortega ovvero la più recente Mercoledì Addams. A parte lei, sempre molto carina e credibile, non si salva nulla. Neanche gli unicorni. Ed è un'impresa, in negativo.
Death of a unicorn si apre con padre e figlia in auto mentre stanno attraversando una riserva per raggiungere i capi (dirigenti farmaceutici). In ritardo ed in preda ad un attacco allergico, il padre corre in strada come in pista ed investe un animale che si rivelerà poi essere un unicorno! l'animale giace morente in mezzo alla strada e mentre la ragazzina viene sopraffatta dal dolore il padre...
Un titolo importante per un saggio che gli Editori Laterza presentano così: "Come conciliare autenticità e conformismo, unicità e identità, passioni e
ragioni, desideri e regole sociali? Come contenere i nostri affetti
senza addomesticare la vita?Quando entriamo in relazione con gli altri, non ne usciamo mai indenni.
La nostra affettività si scontra con la realtà del mondo. Con la
materialità del nostro corpo. Con la resistenza che gli altri oppongono
al nostro desiderio. E il mondo non esita ad addomesticare la vita
obbligandoci, molto spesso, a reprimere i nostri sentimenti, a renderci
conformi alle aspettative degli altri, a sottometterci al giudizio
collettivo. E se la nostra verità fosse proprio lì, in
quell’imperfezione che ci portiamo dentro e che cerchiamo a tutti i
costi di negare? E se fosse solo nel momento in cui rinunciamo alla
perfezione che possiamo vivere pienamente?".
Lungo 130 pagine, per metà è completato da i punti di vista di altre persone (Murano, Aspesi, Rodotà).
L'idea non era male ma la sua frammentazione non me l'ha fatto apprezzare appieno. Oltretutto, essendo del 2014, non è aggiornato sulle leggi e normative contemporanee.
Un libro che ho aspettato tanto a leggere e che mi ha altrettanto (tanto) deluso.
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Perché? Perché il racconto messo giù da Jackson e H. Delehanty a volte sembra più un elenco di eventi che un racconto di imprese ricche di intensità ed emozione.
Alcune cose le ho trovate interessanti:
- gli studi di Jackson
- la sua passione per gli indiani Lakota
- il rivolgersi ad esperti "alternativi"
- la sua capacità di introdurre i giocatori a nuove discipline come la meditazione e le arti orientali
- il suo regalare libri pensati e personalizzati ai giocatori
ma... ci ho sentito dentro poca passione, l'ho trovato un resoconto abbastanza freddo di quelle che dovrebbero essere state alcune tra le imprese sportive più eclatanti della storia moderna. Forse questa sensazione è dovuta al fatto che PJ specifica che non ha mai voluto
E' invece un libro tostissimo pubblicato nel 2007 col sottotitolo intrigante: Come l'improbabile governa la nostra vita.
Tesi di base di Taleb è che la vita è un caos e che nessuno è bravo capace di fare previsioni (ne economiche ne tantomeno sociali).
E il cigno nero che cos'è? Un evento isolato che ha un impatto enorme per cui la natura umana tende a elaborare giustificazioni della sua comparsa per renderlo spiegabile e prevedibile. Altrimenti per noi sarebbe difficilissimo riassumere, schematizzare o semplicemente fare delle ipotesi che risultino credibili.
Complicatino eh.
312 pagine di saggio e 60 di Glossario e Note.
Armatevi di Santa Pazienza perché vi imbatterete in: epistemocrazia, fallacia narrativa, bias di conferma, fallacia ludica, distorsione delle
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Una storia che arriva da inizio '900 e che ha come contesto la cultura russa: un ragazzino chiede dei soldi al padre ma viene da lui scacciato malamente, allora si unisce ad un compagno di scuola più furbo e sgamato che lo convince a falsificare un "assegno" che passerà di mano in mano causando una serie di tragedie.
Avevo fatto meno fatica a leggere Anna Karenina!
Denaro falso è lungo solo un centinaio di pagine ma tra le difficoltà ci sono i nomi dei protagonisti, il primo che si incontra è Fjodor Michajlovic Sonkovinikov e l'ultimo Mitia Smokòvnikov. Poi la trama non è scorrevole, ci sono tanti piccoli capitoli che saltano da un personaggio all'altro e l'unica cosa che li unisce è appunto questo denaro falso che cercano ognuno di passarsi all'altro ed in cui alla fine sono sempre i poveracci a pagarne le maggiori conseguenze. Ci sono poi omicidi, persone linciate dalla folla, processi, incarcerazioni, fughe, depredazioni. Come scritto in copertina nell'edizione Linea d'ombra di aperture: "Una narrazione e una requisitoria, lucide e implacabili, sul denaro come strumento di corruzione sociale e individuale, morale e psicologica".
Edizione Einaudi Stile Libero Manga, pubblicato nel 2024
Disegni bellissimi (sembrano arrivare direttamente da un qualche cartone animato giapponese, la facciona di una bimba verso la fine sembra Heide, sputata!) trama un po' meno.
Giulia è una bella ragazza che viene approcciata da due bifolchi in mezzo alla strada. Il suo carattere fumantino le fa affrontare i due molesti che però reagiscono e quando la situazione sta per farsi complicata interviene
Me
lo chiedo spesso, quando finisco un libro: che cosa (ce) lo rende
speciale? Che cosa (ce) lo fa cestinare?
Il mio assassino di Daniel Pennac ha oscillato per me tra le due cose qui sopra.
In generale non la trovo una Grande Storia ma è riuscito comunque a commuovervi. Con la trama? No, con le confidenze dell’autore.
Il mio assassino si sviluppa su due (e forse più livelli): la storia del bambino Lassalve e
la storia di Pennac uomo che si trova sempre più spesso a passare del
tempo con gli amici solo in fotografia a causa dei lutti sempre più
frequenti che sopraggiungono dopo una certa età. Una malinconia
fortissima che però non appesantisce di tristezza le centotrentotto
pagine di questo testo.
A
volte si fatica a tenere il filo, le due storie si intrecciano un
capitolo con l’altro e se non si ha letto tutti i libri di Pennac non si
apprezzano appieno i riferimenti ai suoi personaggi che, come confida
l’autore, sono stati spesso ispirati da persone conosciute nella vita
vera.
Però per me vale la pena leggere almeno una volta questo testo per la pagina 76 e i capitoli 61/62.
In inglese:The Subtle Art of Not Giving a Fuck- pubblicato nel2016
Questo libro (incredibilmente bestseller) ha un sottotitolo invitante: "il metodo scorretto (ma efficace) per liberarsi da persone irritanti, falsi problemi e rotture di ogni giorni e vivere felici". E dopotutto: chi di noi non ha problemi e persone irritanti intorno?
Purtroppo però, a differenza di altri libri del genere, l'ho trovato meno "soddisfacente". Manson non si vende per quello che non è: chiarisce subito che non è un manuale di auto-aiuto che aiuterà a vivere secondo la visione edulcorata del "positivismo".
Il suo consiglio si può riassumere così: se vuoi una cosa, fai qualcosa! che rimanda tanto allo slogan della Nike "just do it" ed a una sorta di pragmatismo molto americano.
Vi imbatterete in parolacce, molto parolacce, che vi ricorderanno
Oggi, alla veneranda età di 13 anni e mezzo, Affi ha abbandonato la vita terrena per correre su quel PonteArcobalenoche piace pensare esista per gli animali.
Affi era la coniglia di cui si era innamorata la Titti durante un giro alle giostre di Brugherio nel 2011.
Non avevamo mai parlato di animali ma lei l'aveva vista e aveva chiesto come averla: "40€ e ti do anche l'altra coniglia e la gabbia". E fu così che tornammo a casa in metro con te, Affi, e Mega.
Da allora ci hai accompagnato in diverse case ed avventure: siete state le nostre cucciole nelle due case degli anni vigevanesi (Affi il bon ton fatto coniglio), poi siete tornate a Lambrate e quando è arrivato Cam, per evitare a tutti traumi, vi ha adottate mia mamma Angela in quel di Bussero. Sempre libere, con
Un musical 3.0 con protagonista un narcotrafficante che vuole cambiare sesso. E quindi vita. Boom! This is Emilia Perez.
Il film è bello - cercate di vederlo al cinema che si apprezzano meglio le scene musicali - ma non bellissimo perché il finale, secondo me, è mal concluso. Inoltre adesso è offuscato dalle polemiche scatenatesi contro l'attrice protagonista (Karla Sofia Gascon) rea di aver scritto tweet razzisti ed omofobi anni fa. Candidata agli Oscar pare si sia ritirata dalla corsa alla statuetta in seguito a tutto lo shit storm che le si sta abbattendo contro.
Ma ora vi racconto qualcosa di più della trama dai: Rita è un'avvocatessa salita alla ribalta per un controverso caso di omicidio-suicidio familiare e viene contattata da un anonimo cliente che le propone una somma esagerata per una missione misteriosa. Quando Rita si presenta all'appuntamento viene bendata e rapita, finendo direttamente nel covo del narcotrafficante Manitas che
Tipica
commedia italiana che gioca (ancora) sulle differenza tra nord e sud
(anche se la famiglia dei romani sembrava più milanese). I pugliesi sono
solari, socievoli e accoglienti mentre i romani sono rigidini, freddi e snob.
Ma prima di
addentrarci nella non originalissima trama di questo film voglio porre l'attenzione
su qualcosa che è lì in sottofondo, un qualcosa di costante e subdolo, che mi lascia sempre dell'amaro in
bocca: la rappresentazione degli aiutanti familiari ovvero del personale
domestico. In questo film i domestici sono indiani, con tanto di
cappello tipico. Personale in livrea in un casolare pugliese. Ma
Romy è la CEO di
un'importante azienda che rimane folgorata dall'audacia di un nuovo
tirocinante: Samuel. I due iniziano un gioco di potere che li porterà verso la distruzione (della famiglia per lei, della carriera per lui). Ma dopotutto: non è quello che vogliono?
Il film inizia con dei gemiti in sottofondo. Nella sala buia del cinema filtra un po' di imbarazzo. Nonostante visivamente non sia volgare, preparatevi ad una trama quasi soft porno. Sono sicura che la visione di Babygirl risveglierà più di un bollente spirito…