mercoledì 11 marzo 2020

The new work of dogs - Jon Katz

© 2003
220 pagine

Prima ancora di parlare di questo libro volevo raccontarvi del sito su cui l'ho comprato e che vi consiglio: abebooks. Su questo sito si trovano non solo un'infinità di libri ma anche un'infinità di libri a prezzi scontatissimi. Per dirvi: il libro in questione l'ho pagato circa 5€ comprese le spese di spedizione dall'Inghilterra! Vi consiglio il sito abebooks sopratutto per cercare libri in lingua straniera che si ha più difficoltà a trovare.


link libri sui cani

Ed ora passiamo al libro "the new work of dogs" di Jon Katz che ve lo dico già: mi è piaciuto un sacco perché non parla solo di cani ma anche di persone.
Nella prefazione Katz racconta di un parco della sua zona, precisamente il Mills Reservation, a Montclair nel New Jersey (per darvi un'idea è a circa 35 km ad ovest di New York), frequentato da ogni genere di proprietario di cani: quelli in pensione, quelli che vogliono stare isolati, quelli che girano con tutto il branco composto da più cani e più figli, quelli coi cani enormi e disubbedienti, chi con un cane recuperato da situazioni di disagio e tutti con lo stesso desiderio: lasciare libero il cane di fare il cane nella natura. Questo desiderio però comporta liti tra proprietari di cani (evidentemente frequenti in tutti i paesi) e rischi con le leggi (che vorrebbero i cani sempre contenuti con guinzagli e museruole).

L'idea di questo libro è venuta a Katz quando ha
incontrato una nuova compagna di un cane che gli ha chiesto le regole di condotta all'interno del parco (ormai invaso di cartelli che invitavano a tenere i cani legati o addirittura ne vietavano l'ingresso). Tra poliziotti appostati dietro gli alberi in attesa di multare chi lasciava il cane libero e proprietari  non arrendevoli organizzati con walkie talkie per avvisarsi dell'arrivo dei guardiani, la lotta per la libertà del cane è evidentemente un tema che non sta caro solo a me :-). E come dice Katz nel suo libro: le persone che vivono con i cani sembrano essere le combattenti più determinate, non mollano mai!

A pagina XIX della prefazione spiega che il nuovo lavoro dei cani (da cui il titolo)  è di partecipare alla vita emozionale degli Americani, molti dei quali si sentono incredibilmente disconnessi da... gli altri! Altri intesi come esseri umani. Scegliere di vivere con un animale, cane o gatto che sia, è (anche) il frutto della disgregazione dei rapporti umani. In America e non solo purtroppo...

Il libro di Jon Katz non si pone come un manuale scientifico o un saggio alternativo sull'essere animale cane bensì è più il racconto del rapporto che alcune persone hanno scelto di vivere (o si sono trovate a vivere) con un cane.

Da qui in poi vi riporterò una mio personale riassunto di ciò che ho capito del libro The new work of dogs di Jon Katz perchè l'ho letto nella sua lingua originale!

Nel primo capitolo, intitolato Dogville, U.S.A, Katz introduce la cittadina in cui vive: Montclair, soprannominata appunto Dogville ovvero città del cane. Nonostante la massiccia urbanizzazione dell'area, Montclair è una sorta di paradiso a misura d'uomo, verde e con un plus: ottime scuole. Essendo molto vicina a New York è spesso scelta da scrittori, attori e personaggi famosi che lavorano là e definita un laboratorio sociale in cui convivono, con inevitabili disuguaglianze, ricchi e poveri, bianchi e neri, gay ed eterosessuali. In questo scenario, nella famiglia ideale con due auto, casa grande con giardino e qualche figlio non mancano i cani.
Negli ultimi vent'anni l'esperienza cane è cambiata, lì come da noi. Una volta i cani non si compravano: o si prendevano al canile o si trovavano per strada o da qualche vicino che aveva una cucciolata. I cani non uscivano a passeggio al guinzaglio ma andavano e venivano quando volevano. A volte non tornavano neanche. Le lezioni di addestramento non esistevano e molti postini e bambini venivano morsi ma... non era una tragedia. Si sapeva e basta. La gente amava i propri cani ma ci passava molto meno tempo insieme. Di sicuro pochi avevano in casa cucce e cuscini...
I cani facevano casino in giro, rovesciavano la spazzatura, rincorrevano gatti, litigavano tra loro ma raramente c'erano casi di animali uccisi o mutilati; ora appena si vede un cane libero per strada la gente va in panico e si viene minacciati di chiamare polizia o carabinieri. 
I cani di Montclair oggi sono quasi tutti rescue dogs ovvero cani salvati da situazioni difficili o da maltrattamenti. Il concetto di salvare una vita è il motore trainante dei canili di oggi (anche quando i cani recuperati non stavano poi così male).
C'è un dato impressionante che riporta Jon Katz: nel 1950 in America c'erano 12 milioni di cani che nel 2003 sono diventati oltre 68 milioni!!!
Salvare un animale è diventato un modo (anche) per vincere la solitudine ed il senso di alienazione che è andato via via crescendo negli ultimi anni con l'intensificarsi dei programmi tv, la conseguente sedentarietà (si preferisce spesso stare a casa a guardare una serie tv piuttosto che uscire a fare qualcosa con parenti e/o amici); generazioni cresciute con mille gadget tecnologici che trovano sempre più difficile relazionarsi coi loro simili umani. 
Pensate a dove siete nati e a tutti quelli che conoscevate del palazzo e della via in cui vivevate e pensate a dove vivete oggi dove a fatica conoscete i nomi degli altri condomini sul pianerottolo...
Appena tv e pc hanno invaso le nostre vite queste si sono fatte più complesse. I divorzi sono aumentati, come il numero di vedovi e disabili (tenuti in vita da migliori cure mediche). Gli Americani si trasferiscono di più, abbandonando così legami e comunità. Il numero di persone che vivono da sole o di coppie senza figli continua a crescere. Anche la natura del lavoro è cambiata: tante persone hanno perso il lavoro subendone un pesante contraccolpo emotivo. Salute e pensione sono diventati fonte di continua preoccupazione facendo sentire le persone più isolate e vulnerabili.
Molte delle persone intervistate dall'autore hanno detto di aver preso un cane per i figli salvo poi ammettere che... si sentivano soli, volevano uscire di più, che a volte desideravano solo un supporto emotivo, di qualcuno con cui fare una camminata. Nessuno cinquant'ani fa avrebbe detto di aver preso un cane per quelle motivazioni a differenza di oggi in cui il cane spesso sembra essere la cura per alcune mancanze affettive ed emotive. 
Cosa avrebbe pensato vostro nonno se vi avesse sentito dire al vostro cane vieni da mamma?!
Noi trattiamo i cani diversamente da quanto accadeva cinquant’anni fa: facciamo debiti per offrirgli ogni cura medica, li definiamo i nostri migliori amici (più fidati di alcuni parenti), li portiamo spesso a fare compere con noi o in ufficio per non parlare della camera da letto ora accessibile (se non proprio il letto!).
Il nostro rapporto col discendente del lupo era nato con una sorta di scambio: cibo per protezione. Oggi il legame uomo-cane si è evoluto e molti sostengono di avere una connessione emotiva con questo animale che passeggia nelle nostre case e che viene utilizzato anche per fare pet therapy. Alcuni studi hanno dimostrato che la sola presenza di un cane in casa aumenta la sensazione di felicità, sicurezza ed autostima riducendo i sentimenti di solitudine e isolamento (Pat Sable).
Ma... la convivenza fa scattare qualche domanda che non possiamo evitare di porci:
Gli stiamo chiedendo più di quanto un animale possa darci? Proiettiamo su di loro pensieri e sentimenti  che loro non possono gestire? Ogni tanto usiamo i cani per nasconderci dai problemi? Trattiamo i cani come vorremmo fossimo trattati noi o come loro dovrebbero essere trattati? ma più semplicemente: permettiamo ai nostri cani di essere... cani?

"Ogni cane è un discendente delle creature che aiutarono gli spaventati uomini primitivi quando ne avevano più bisogno. Oggi, che siamo meno primitivi ma comunque ancora spaventati, loro stanno lavorando più duramente che mai".

L’attaccamento con gli animali da compagnia risultava particolarmente importante nei single, divorziati e nei vedovi, seguiti da coppie senza figli.
Visto che i pets danno e ricevono affetto, loro assumono la funzione di sostituti emotivi, aiutando moralmente le persone che affrontano situazioni di difficoltà.
Non c’è nulla di sbagliato nel formare un forte attaccamento con un cane ma è importante comprendere la verità della nostra relazione con i cani, per il loro ed il nostro bene. Dobbiamo capire di più su ciò che stiamo chiedendo loro ed il perché. Evitare di fare questo può metterei cani, e la nostra relazione con loro, a rischio.

I cani sono passati dal giardino alla camera da letto, sono spesso fonti di divertimento e conforto eppure questo considerarli più che animali ha avuto un costo: gli uomini hanno drasticamente piegato la loro natura animale, permettendogli raramente di uscire e girovagare e alterando o negando la loro sessualità.
Molti cani stanno diventando obesi come i loro proprietari ed accusano simili problemi di salute inoltre, come disse lo psicologo R. Slovenko nel 1983, gli uomini stanno involontariamente, ma inesorabilmente, portando gli animali a diventare nevrotici. Venti anni dopo il numero di morsi a bambini è aumentato vertiginosamente dimostrandone l'evidenza.

L'autore di questo libro accenna anche agli studi di J. Bowlby in merito alla teoria dell'attaccamento che potrebbe spiegare anche molte relazioni tra persone e cani.
Si è scoperto che ci sono reali connessioni tra i problemi di attaccamento umani e l'intensificarsi della considerazione dei cani come figure emozionali o surrogati.
Aver antropormofizzato il cane ha visto non solo aumentare il numero dei morsi e dei comportamenti nevrotici di questi animali ma anche crescere a dismisura il numero dei cani abbandonati a causa di aspettative fuori luogo.
Ma perché, tra tutti gli animali, gli uomini amano così tanto i cani? Lo psicologo John Archer ha provato a dare tre possibili spiegazioni: 1) perché forti sentimenti rivolti ai cani rivelano relazioni umane non adeguate (anche se la diffusione dell'amore per i cani è così ampia che non può essere vista solamente come anormale o nevrotica). 2) perchè entrambe le specie traggono benefici da questa relazione. 3) perché i cani, come aveva detto anche Budiansky nel suo libro L'indole del cane, sono parassiti sociali, nel migliore e più adattivo senso del termine.
L'antropologo Brian Hare ha poi dimostrato come i cani siano capaci, perfino meglio degli chimpanze, di interpretare i nostri segnali e comportamenti. Caratteristica forse che ha permesso una così profonda connessione tra la nostra e la loro specie.
 
SECONDO CAPITOLO - THE GOOD MOTHER
Jon racconta di Sandra, una quarantenne appena trasferitasi da NY in seguito al divorzio dal marito. Quattro anni infernali che sotto il periodo natalizio, per non sentirsi sola, ha deciso di cancellare comprandosi una bassotta trattata come una bambina e non portata fuori casa a fare i bisogni perché percepita troppo fragile per affrontare il grande freddo del periodo..! Il racconto di Sandra è doloroso: due matrimoni falliti, appuntamenti finiti mali, una madre alcolizzata e pure un licenziamento. Quindi la scelta di prendere un cane per sentirsi di nuovo amata. Sandra non è certo la proprietaria di cane ideale ma è volenterosa e non tratta male l'animale che anzi si dimostra essere socievole con le persone e con i suoi simili (ma estremamente viziata in casa).

TERZO CAPITOLO - SAINT BETTY JEAN
Ed ecco una delle "figure mitologiche" del mondo canino: la cagnara anzi precisamente la volontaria che si occupa di salvare i cani dei canili destinati a soppressione. Betty è una signora divorziata di mezza età che vive in casa con circa 22 cani e cinque gatti. Organizzata, efficente, determinata regna nell'animalesco caos di casa sua ignorando alcune basiche tecniche di addestramento riuscendo lo stesso, con il suo carattere forte e volenteroso, a tenere a bada una situazione che metterebbe in difficoltà fior fior di diplomati educatori. La sua missione di salvataggio però le è costata il rapporto coi figli, infastiditi dalle attenzioni riservate agli animali piuttosto che ai nipoti, Libertà ed anche salute. Betty Jean però è un idolo per i suoi collaboratori, instancabili quasi quanto lei. E nonostante il suo vero lavoro sia un altro, Betty Jean dedica tutte le sue forze ed energie alla lotta per il recupero dei cani anche se si aprono molte domande sul mondo dei salvataggi canini: come è possibile che i cani siano gli animali con più associzioni in loro favore eppure continuino ad esserci animali da salvare? Pensate che solo nel 2001 nella contea di New York sono finiti nel canili 50 mila cani e ne sono stati soppressi oltre 35 mila (perché molti degli animali recuperati erano aggressivi, malati o semplicemente troppi). Considerate che il libro è stato scritto in America dove il servizio sanitario è molto più complesso che in Italia e dove ci sono tantissime persone in difficoltà senza aiuti ne associazioni equiparabili a quelle canine... Il sovrannumero dei cani ed i loro confinamenti forzati sono anche frutto dell'incapacità odierna di impegnarsi in qualcosa di stabile e duraturo che causa un numero indicibile di vittime senza possibilità di difesa.
Ogni cane o gatto che va in stallo da Betty crea un legame destinato, inevitabilmente, a rompersi. Però la soddisfazione di trovare una buona famiglia per un animale che era destinato alla morte è più forte degli sbattimenti e dei dispiaceri.

QUARTO CAPITOLO - MORE THAN A FRIEND
Più di un amico è come Rob, imprenditore sposato con 3 figli ed una bellissima casa a Montclair definisce Cherokee, il suo gigantesco ed energico labrador. Ogni mattina Rob si alza all'alba per incontrarsi con altri uomini ed i loro cani al parco Mills. Qui i quadrupedi vengono sguinzagliati e lasciati liberi, alla faccia delle regole di contenimento, di essere cani. Rob lavora tutto il giorno a New York, la sua famiglia non si occupa minimamente del cane che durante il giorno viene portato fuori da una dog sitter professionista. Quando Rob torna a casa la sera, nonostante pensieri e stanchezza, esce sempre col suo amico scodinzolante, Qualsiasi cosa succeda loro due hanno i loro, improrogabili, appuntamenti. Rob è un uomo taciturno e con pochi amici, non fa vita sociale perché lavora tutto il giorno e fatica ad addestrare Cherokee perché il tempo insieme vuole sia divertente senza creargli un robot e quando Katz gli chiede cosa significa che Cherokee per te è più di un amico Rob risponde: perché con lui posso stare in silenzio. E poi non mi fa questo tipo di domande!

QUINTO CAPITOLO - IL CLUB DEL CANE DELLE DIVORZIATE 
Un gruppo di donne, divorziate, si ritrova per passare del tempo insieme parlando delle loro vite segnate dai divorzi. I cani qui sono presentati come compagni fedeli che le hanno aiutate ad andare avanti. Solo che il club è destinato a sciogliersi in quanto la condizione di donne single a vita non è per tutte.

SESTO CAPITOLO - A DUET
 il capitolo più breve e commovente del libro "The new work of dogs" racconta il rapporto tra Donna e Harry, un cane di razza corgi. Jon li incontra un giorno in un parco, seguendo una canzone. E si trova davanti Donna che canta al suo cane che... le risponde ululando. Donna è malata di cancro ma ha tanti progetti ed un carattere solare. Scoperta la malattia il marito l'ha lasciata e lei ha scelto di adottare un cane con cui ha un rapporto in cui non servono nemmeno le parole: Harry non toglie mai gli occhi dalla sua amica umana, che segue come un'ombra in tutto quello che fa. Donna sogna di andare in pensione ed acquistare una casa in campagna in cui finire i suoi giorni. Ha anche già pianificato il "dopo" ovvero la vita di Harry dopo che lei se ne sarà andata (affidandolo all'amica Joan). Purtroppo l'aggravarsi delle condizioni di salute di Donna non le permettono di realizzare tutti i suoi piani eppure, anche quando lei è debole e collegata a mille tubicini in casa Harry le sta vicino senza far nessun danno. Con le ultime forze Donna decide di organizzare una giornata di lavoro con le pecore per il suo amico canino che all'inizio è riluttante e poi seguendo la sua natura mette in riga il gregge di pecore tra l'ammirazione generale. Joan prende Harry sempre più spesso con sè perché ormai Donna fatica anche ad alzarsi dal letto ma Harry è sempre irrequieto e si calma solo quando raggiunge Donna che fino all'ultimo crea una canzone da cantare insieme a lui.

SETTIMO CAPITOLO - A KID AND HIS DOG
A dispetto del titolo, questo capitolo narra di una storia tremenda: un ragazzino emarginato, dei sobborghi, compra un cane (pit bull) per farsi rispettare dalla gente. Quindi va a scuola ed ogni giorno, ogni volta che torna a casa, mentre il cane è ancora legato alla catena, lo picchia con un bastone. Per dieci minuti di fila. Poi lo slega e lo porta in casa e/o a passeggio. Incalzato sul suo comportamento il ragazzino non si rendeva conto della gravità del suo comportamento, degli abusi inflitti all'animale che, una volta che il ragazzetto è andato al college è stato portato in un canile...

OTTAVO CAPITOLO - A TALE OF TWO DOGS
I maltrattamenti non sono necessariamente solo fisici. E' il caso di una delle due famiglie di questo racconto che il giorno di Natale regala al figlio un labrador. Il ragazzino è entusiasta. I primi quindici giorni. Poi non guarda più il cane, occupato da scuola, compiti, sport e videogames. I genitori sono fuori casa per lavoro tutto il giorno e la domestica non è una dog sitter quindi il cucciolone finisce fuori, in giardino. Legato ad un albero. Fino a far spegnere la scintilla di vita nei suoi occhi...
Al di là della strada invece c'è una famiglia che ha preso il cane per se e non per i figli, che ha chiesto aiuto ad un educatore, che si è informata leggendo libri. Ed il cane è un animale sereno e incluso nella famiglia.

NONO CAPITOLO - AIN'T SHE A DOLL?
E' la domanda che fa Tom quando qualcuno incontra lui e la sua cagnetta Penny. Detta così sembra tutta tenerezza ma è comico leggere la storia di questi due individui: lui anziano vedovo lontano dai figli, la cagnetta una veterana del canile che abbaia a qualsiasi cosa tranne al suo Tom. Per Katz è difficile capire cosa trovi l'uomo in quel cane difficile eppure è innegabile che tra i due ci sia un rapporto speciale.

DECIMO CAPITOLO - TRIXIE'S TIME
Trixie è il cane, diciassettenne, di una signora anziana con problemi alle anche. I due passano tutto il tempo insieme ma Trixie è malata ai reni ed arriva l'ora di non farla più soffrire. L'addio è silenzioso ma carico di quell'amore speciale che solo chi ha avuto un cane può capire: la sig.ra Giamatti porta le foto della sua famiglia, con anche Trixie, e le mette vicino alla testa del cane e la accarezza dolcemente metre la veterinaria gli fa l'iniezione per farla addormentare per sempre. Un gesto difficile ma a volte necessario per un'amica eternamente fedele.


EPILOGO - DOGVILLE, REVISITED
Katz passa in rassegna i casi dei cani e delle famiglie conosciute nel libro: molti cani sono stati dati in adozione, alcuni sono morti mentre altri continuano il loro "lavoro". Una domanda che assilla l'autore è: come è possibile che tanti proprietari di cani si lamentino dei problemi comportamentali dei loro animali ma non spendano soldi per farli educare o per comprare libri per comprenderli meglio? Quello che deve essere bene chiaro nelle teste delle persone che si accingono a scegliere un cane è che sono diversi da noi: non sono persone e non sono bambini! Troppo spesso li riempiamo di giochi, cibo e giocattoli per i nostri sensi di colpa. Troppo spesso cerchiamo in loro l'amore che i nostri simili non ci hanno dato. Troppo spesso abbiamo aspettative irreali che guastano sul nascere i rapporti con loro.

I cani sono esseri straordinari che ci aiutano nelle missioni di salvataggio e ricerca, aiutano i ciechi, fanno la guardia alle proprietà, trovano bombe, scovano droghe illegali, confortano gli anziani, aiutano le persone con traumi, fanno compagnia alle persone sole, aiutano i bambini e... ci fanno anche sorridere. Meritano però che venga rispettata la loro natura.








#libro #recensionelibro #recensionelibroamericano #recensionelibroamericanosuicani #recensionethenewworkofdogs #libroamericano #jonkatz #librosuicani #montclair #newjersey #usa #newyork #rescuedogs #dogowners #freedog #canealguinzaglio #offtheleash #abebooks #catalogolibrionline #dogbook #millsreservation #america #attaccamento #pet #pets #librosuicani #intervistaproprietaridicani #madeinusa #caneeproprietario #relazioneuomocane #miglioramicodell'uomo

Nessun commento:

Posta un commento