mercoledì 28 gennaio 2015

Le mille e una notte - Storia del terzo calender




  • Introduzione


  • Il terzo calender iniziò a raccontare la sua storia, partendo dal suo nome: Agib, figlio del re Cassib.
    Una volta divenuto re si appassionò così tanto alla navigazione da spingersi oltre le isole di sua proprietà solo che dopo innumerevoli giorni di viaggio videro all'orizzonte la Montagna nera, una miniera di calamita che distrusse le sue navi e morire tutti i suoi compagni tranne lui. Una volta in cima, incontrò un vecchio che gli disse di seguire le sue istruzioni se voleva far ritorno a casa: diseppellire un arco di bronzo e tre frecce d'oro, scoccarle contro una statua e seppellirla, aspettare che si alzi il mare e salire sulla scialuppa un altro uomo di bronzo che dopo dieci giorni di navigazione lo riporterà a casa. Senza mai nominare Dio.
    Agib fece tutto quello che gli era stato suggerito ma una volta avvistate le isole familiari ringraziò Dio e
    la scialuppa affondò. Rimase a galla e nuotò nell'oscurità della notte e proprio quando stava per perdere ogni speranza si ritrovò su una spiaggia.
    All'orizzonte vide un bastimento che si avvicinava e da cui scesero 10 schiavi che scavando nel terreno fecero uscire un giovane a cui consegnarono delle provviste. Poi gli schiavi ripartirono e il giovane rimase nel posto segreto, presto raggiungo da Agib che gli chiese il perchè di quell'isolamento forzato. Il giovane raccontò la sua storia ovvero che a suo padre avevano predetto che a 15 anni suo figlio sarebbe morto per mano del figlio del re Cassib: Agib!
    Agib non rivelò la sua identità al ragazzino e non aveva motivo di ucciderlo così rimase con lui mangiando e giocando serenamente per 39 giorni.
    Al quarantesimo giorno, la data della profezia, il giovane chiese ad Agib un melone e questo, per tagliarlo, aveva bisogno di un coltello che era su una cornice sopra la testa del fanciullo. Agib fece per prenderlo ma inciampò e cadendo pugnalò incredibilmente l'amico al cuore, uccidendolo!
    Poco dopo arrivò il padre del ragazzo con gli schiavi e Agib si nascose su di un albero. Trovato il ragazzo morto, il padre disperato fece ritorno sulla nave inveendo contro il destino.
    Agib passò del tempo nascosto nel rifugio, poi un giorno si accorse che il mare si era abbassato e che poteva raggiungere una sua isola. All'orizzonte vide un castello di rame rosso e dieci giovani tutti ciechi dall'occhio destro che lo invitarono ad entrare. Una volta dentro, dissero ad Agib di non fare domande per rimaner salvo ma la sua curiosità era così tanta che non riuscì a mantenere la promessa; i dieci uomini quindi presero un montone e lo sgozzarono poi cucirono la pelle dell'animale addosso all'uomo e aspettarono che un grosso uccello piombasse su di lui per...portarlo sulla cima di un monte dove c'era un castello enorme, tutto lastricato di materiali preziosi.
    All'interno del castello c'erano centinaia di porte e 40 fanciulle che lo elessero loro padrone e ogni notte egli aveva la compagnia di una di loro. Così per un anno interno. Un giorno però lo salutarono piangendo e quando Agb gliene chiese motivo gli spiegarono che erano tutte principesse e che dovevano allontanarsi dal castello per 40 giorni. Gli avrebbero lasciato le chiavi di tutte le sale tranne quella della porta d'oro se no...non le avrebbe mai più riviste.
    Partite le fanciulle, Agib iniziò la scoperta delle sale e la prima che aprì dava su un frutteto che sembrava il paradiso. La seconda dava su un magnifico giardino di fiori e quella dopo su un'incantevole voliera. Ci mise 39 giorni ad aprire tutte le 99 porte che davano ognuna su un diverso tesoro e proprio il giorno prima che tornassero le fanciulle...cedette alla tentazione e aprì la porta d'oro. Appena dentro però un fumo tossico lo avvolse, facendolo svenire. Quando si riprese continuò la sua esplorazione e su di un pavimento coperto di zafferano vide un enorme cavallo nero. Cercò di portarlo fuori ma il cavallo non si mosse. Appena Agib lo colpì per farlo muovere, il cavallo si librò nell'aria! Agib non si era accorto che aveva le ali e che grazie a quelle volò fino al terrazzo di un castello dovè lo fece cadere e con la coda gli cavò l'occhio destro. Ferito, Agib si alzò e notò di essere nel castello dei dieci orbi che una volta tornati constatarono il comune triste destino.
    Finita di ascoltare questa storia, Zobeida liberò tutti e 3 i calender che però volevano stare ad ascoltare anche le storie del visir Giàfar e di Masrùr. Ascoltate anche queste storie, Zobeida concesse libertà a tutti e gli uomini si ritrovarono in strada insieme. Il califfo si offrì di ospitare i calender e andò a letto senza riuscire a prender sonno a causa delle cose viste nella casa delle donne così la mattina donna chiese al suo visir di portarle a corte per farsi raccontare le loro storie.










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